Nuova direttiva UE, Boccadutri: “Attendere il 2018 è rischioso, ecco perché”

Nuova direttiva UE, Boccadutri: “Attendere il 2018 è rischioso, ecco perché”

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La domanda che deve porsi chi promuove la Cashless Society è perché essa sia preferibile e quali vantaggi possa restituire alle persone e alle imprese. Se non partiamo dalla ricerca di queste risposte difficilmente potremo iniziare - in particolare modo nel nostro Paese - una battaglia culturale per incentivare i cittadini a preferire i pagamenti digitali al contante. Consapevoli anche che si tratta di una ricerca sempre parziale, perché idee innovative totalmente distruptive di sistemi consolidati sono sempre dietro l’angolo.

Perché nel rapporto tra PA e cittadino il pagamento digitale è preferibile? Ci sono vantaggi oggettivi, che valgono per la spesa pubblica come la riduzione degli oneri di riconciliazione, di trasporto, assicurazione, custodia; ci sono vantaggi soggettivi, nessun rischio di pagare due volte per lo stesso servizio, poterlo fare da casa evitando ulteriori attese, avere una traccia informatica che certifica il pagamento. Per far questo però è essenziale quindi che la Pubblica amministrazione si attrezzi come pure ha iniziato a fare, nel solco dell’articolo 5 del CAD. Senza dimenticare la possibilità di utilizzare gli sms per dare un’alternativa ai contanti ai cosiddetti unbanked.

Ma anche nel rapporto col privato il pagamento elettronico è da preferire, ad esempio per avere traccia delle proprie uscite . Da quelle relative ai trasporti a quelle relative alla spesa alimentare, con software sempre più potenti che aggregano e categorizzano le nostre spese. Oppure, con l’implementazione della fattura digitale B2C, avere la sicurezza di non perdere - magari perché stampato su carta termica, il documento utile alla garanzia.

Inoltre per la PA come per la GDO o nei casi di Franchising, i pagamenti digitali consentono una conoscenza in real time dei flussi di cassa e di altri dati, che possono essere anche impiegati in modelli per una migliore programmazione e allocazione delle risorse.

Il lettore potrà notare come l’approccio seguito sin qui sia sostanzialmente diverso da quella della war on cash che pure il per molto tempo ho sostenuto. Fondamentale, infatti, è semmai aumentare il livello di fiducia nello strumento, far percepire i vantaggi e soprattutto garantire la libertà di scelta. Anche con questo nuovo spirito ci si è mossi nella predisposizione dell’emendamento alla legge di stabilità 2016 , diventato poi il comma 900, che ha introdotto la cancellazione della soglia minima dei trenta euro per i pagamenti digitali, sanzioni per chi non accetta pagamenti elettronici e riduzione dei costi per le operazioni inferiori ai 5 euro. L’opinione pubblica sembra reagire in modo positivo: è di qualche giorno fa, infatti, la diffusione di un sondaggio Doxa secondo cui il 79% degli italiani è favorevole all'obbligo del Pos per i commercianti e addirittura il 64% è favorevole anche alle sanzioni.

E’ stato un primo significativo passo, un cambio di rotta e una modifica del paradigma dove l’obbligo di accettare un pagamento elettronico non discende da quella che potremmo definire una necessità della lotta all’evasione, ma piuttosto da quella di garantire a ciascuno di poter pagare come vuole. Si tratta di un passaggio propedeutico ai cambiamenti che il mercato vedrà nei prossimi anni, alcuni dei quali già interpretati nella nuova direttiva europei sui pagamenti digitali (2015/2366), la PSD2, emanata il 23 dicembre 2015.

Il 2016 sarà infatti un anno di svolta per i pagamenti anche nel nostro paese. ApplePay e SamsungPay hanno già annunciato che sbarcheranno entro l’anno anche Italia spingendo in avanti tutto il sistema, compresa Google che sta anche implementando i suoi servizi. E presto i pagamenti mobili si sposteranno dallo smartphone a nuovi dispositivi: smartwatch, bracciali e anelli integreranno servizi di pagamento. Così come la ricerca su l’Internet Of Things si arricchirà di servizi di pagamento automatizzati, statici o persino dinamici, sulla base delle nostre abitudini o scelte di consumo.

Ma anche in termini di evoluzione degli strumenti di vendita on line il 2016 può rappresentare per molte realtà italiane un anno di svolta. Chi vuole il successo della propria vetrina elettronica deve impostare una strategia internazionale. Ampliare l’attivit à di ecommerce a livello globale significa avere siti web multilingua e organizzare una logistica efficiente. Ed è importante anche offrire ogni metodo di pagamento preferito dal possibile acquirente. Asia, Europa dell’Est e l’America Latina sono attualmente i mercati più interessanti per i rivenditori online europei, mercati dove ancora la penetrazione della carta tende ad essere inferiore, per questo è importante che gli operatori conoscano i metodi di pagamento alternativi di queste regioni.

Così come la sicurezza informatica ormai non è più una questione legata esclusivamente alla difesa nazionale, dalla tokenizzazione alla autenticazione biometrica molte le novit à sul settore dei pagamenti. La tokenizzazione è un metodo estremamente interessante di protezione dei dati delle carte di credito, i numeri della carta vengono di fatto sostituiti da token, mentre il numero originale rimane memorizzato in modo sicuro su un server, solo i token sono utilizzati in tutto il processo di pagamento. Quindi se viene sottratto il token nessun danno può essere fatto e il processo più sicuro. E’ una tecnologia in erba e presto potrebbe avere una maggiore diffusione. Ci sono poi le tecniche di autenticazione biometrica, che per quanto user-friendly, pongono nuovi problemi. Un pin non è “mio”, mi è assegnato o è da me scelto per utilizzare un servizio, se viene rubato la mia percezione sarà diversa da quella del furto di un mio dato biometrico, che mi appartiene indissolubilmente.

Per questi motivi è importante recepire presto la nuova direttiva, senza attendere il 2018, perché aumenta la concorrenza con nuovi attori nel mercato dei pagamenti, perché aumenta la tutela e la sicurezza del consumatore.

E nel farlo è utile armonizzare le norme esistenti per dare all’ industry, e soprattutto ai nuovi entranti, un quadro di regole chiare e che non si disperda in decine di leggi diverse, ciò consentirà di ridurre ad esempio gli oneri di compliance e vantaggio della ricerca e dello sviluppo. Così come un unico corpo normativo sui pagamenti è più facilmente adeguabile alle più stringenti normative europee sull’antiriciclaggio.

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