Software e Web company: ecco su quali puntare

Software e Web company: ecco su quali puntare

È un settore giovane e dinamico che, oltre a crescere in termini di dimensioni e ricavi, si caratterizza anche per solidità finanziaria e capacità di creare nuovi posti di lavoro quello delle Websoft, alias software e Web company, indagato anche quest’anno dall’Area Studi di Mediobanca a livello internazionale prendendo in considerazione realtà che nel 2015 hanno riportato un fatturato superiore ai tre miliardi di dollari.
Attive in ambiti applicativi che spaziano dall’Internet service all’ecommerce passando dai software product alle soluzioni per l’interactive entertainment, le ventitré società prese in considerazione confermano la leadership, non solo numerica, nelle mani degli Stati Uniti, da cui, Amazon in testa a tutte, provengono ben sedici delle software & Web company analizzate, ma evidenziano anche il passo lungo della Cina che, visti i risultati portati a casa da JD.Com, Tencent, Alibaba, e Baidu, sembra pronta a scalzare le concorrenti a Stelle e Strisce.
A livello globale, i risultati registrati nel 2015 anche con il contributo delle giapponesi Rakuten e Nintendo e di SAP, l’unica a rappresentare dalla Germania il Vecchio Continente, parlano di un totale attivo tangibile pari a 31,1 miliardi di euro, circa la metà di quanto prodotto dalle multinazionali dell’industria rispetto alle quali, però, dal 2009 al 2015, le Websoft analizzate hanno triplicato le vendite e accresciuto di oltre il 135 per cento l’occupazione.

La Cina indiscutibilmente avanza

Websoft_MediobancaNel medesimo periodo di tempo, la crescita media annua registrata è stata del 21 per cento, mentre nel 2015 il giro d’affari riportato ha raggiunto i 466,8 miliardi di eruo, il 26 per cento in più rispetto al 2014.
Oggi come ieri, con un fatturato di 98,3 miliardi di euro e una crescita del 20,2 per cento in valuta locale, Amazon conferma la posizione di dominanza raggiunta in termini di ricavi davanti a Microsoft, Google e Oracle che, pur confermando la quarta posizione anche nel 2015, è l’unica a riportare una flessione superiore ai tre punti percentuali rispetto all’esercizio precedente.
Con 25,7 miliardi di euro e ricavi in crescita del 57,6 per cento è, però, la cinese JD.Com a far parlare di sé portando via la quinta posizione a SAP, mentre con un incremento del 43,8 per cento i 16,5 miliardi totalizzati da Facebook valgono all’azienda di Mark Zuckerberg il settimo posto in un classifica in cui, fino a un anno fa, risultava nona.
Penalizzata dalla scissione con PayPal, eBay ha, a sua volta, lasciato la settima posizione per retrocedere al quattordicesimo posto mentre la recente cessione di Veritas alla Carlyle è addirittura costata a Symantec un tonfo di nove posizioni e l’ultimo posto in graduatoria.
E se una rapida occhiata alle quote di mercato conferma ad Amazon (+21,1%) il primato e ridimensiona Microsoft (-8,6%), Nintendo (-6,4%) e Oracle (-5,5%), a colpire sono i tassi di crescita riportati nel 2015 dalle cinesi Tencent e Alibaba che, con un aumento rispettivamente del 69,7 e del 78,3% si collocano rispettivamente al quindo e al settimo posto dietro a Microsoft, Google e Oracle che, pur confermandosi nelle prime tre posizioni, dal 2009 al 2015, hanno riportato una velocità di crescita medio annua rispettivamente del 27, del 34 e del 26 per cento.
Un dato, quello che vede la Cina indiscutibilmente avanzare, confermato anche dalla classifica stilata da Mediobanca in base alla redittività: se nel 2014 gli Stati Uniti mantenevano il predominio con Facebook, Oracle e Priceline.com, nel 2015 la classifica vede al primo posto la cinese Tencent (37,3%), seguita da Priceline.com (35,3%) e Oracle (35,2%), mentre con il 34,8 per cento la società di Zuckerberg passa dal primo al quarto posto mentre Alibaba (31,3%) guadagna la quinta posizione.

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Finanziariamente solide e più liquide

Solide finanziariamente, le Websoft analizzate risultano essere anche le uniche con liquidità superiore, mediamente di 2,1 volte, ai debiti finanziari: un dato particolarmente rilevante perché aumenta la possibilità di effettuare future acquisizioni.
In questo quadro, che elegge Nintendo e la neonata PayPal quali società più solide finanziariamente, Automatic Data Processing soffia il primato a Facebook affermandosi leader indiscusso grazie a una liquidità di oltre 191 volte superiore ai debiti finanziari, 1,5 miliardi di euro a disposizione e solo 8 miliardi di debiti finanziari, mentre con quasi 88,7 miliardi la più liquida in valore assoluto è Microsoft che, però, porta a casa un rapporto peggiore di 2,7 volte rispetto ai debiti finanziari.

Dal 2009 forza lavoro in aumento del 137 per cento

Con un aumento della forza lavoro del 136,7 per cento contro i ben più scarni +11,4% e +8,5% riportati nel medesimo periodo dai settori manifatturiero e Tlc, tra il 2009 e il 2015, le imprese del settore indagato dall’Area Studi di Mediobanca hanno, infine, assunto oltre 600 mila persone.
Con una crescita di quasi 670 punti percentuali, a spingere le assunzioni, è stato, in primis, il comparto dell’Internet retailing, seguito, con un +215,2 per cento, dall’Internet service.
Nella fattispecie, se nel complesso le ventitré aziende esaminate danno occupazione a quasi 1.045.000 dipendenti, Amazon si conferma al primo posto per numerosità, con 230.800 persone, seguita da Oracle (136.000) e Microsoft (118.000), mentre, tra il 2011 e il 2015, JD.com ha fatto registrare il tasso di crescita percentuale maggiore di occupati: 85.810 unità in più, per una crescita del 425,8 per cento.
A ridurla, semmai, ci hanno pensato Yahoo!, con 3.700 occupati in meno, e Symantec, che a causa della già citata cessione di Veritas, di dipendenti ne ha tagliati 9.500, mentre Microsoft ha pronti altri 4.700 licenziamenti entro giugno 2017 dopo i 25mila dipendenti lasciati a casa nel biennio 2015-2016 dopo l’acquisizione della divisione cellulari di Nokia.

Un anno di Borsa: Web boom

Ad eccezione di ADP, che si è quotata nel 1961, tutte le software e Web company indagate hanno fatto il loro debutto in Borsa dopo il 1983. Tra i più recenti, ricordiamo Facebook nel 2012, JD.com e Alibaba nel 2014 e Paypal a partire dal 2015, per un valore che, complessivamente, risulta pari a 2.783,7 miliardi di dollari, oltre sei volte il valore di Borsa Italiana, dove il computo non è per ventitré, bensì per 389 società.
Ciò detto, a settembre 2016, rispetto al precedente periodo del 2015, con 483,6 miliardi e una crescita del 27,3 per cento, Google ha mantenuto il primato per capitalizzazione di Borsa, ma con un incremento del 75,5 per cento in un anno è ad Alibaba Group che va lo scettro in qualità di top performer anche a discapito della connazionale Tencent che, pur segnando la terza migliore prestazione di Borsa (+64,6%), ha ceduto al colosso dell’ecommerce il quinto posto in classifica.

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